La mia esperienza con il Foundation Programme, Parte 1/3

Quasi due anni fa, il 3 agosto 2016, ho cominciato il Foundation Programme in UK* (*piccola precisazione: molti italiani sembrano usare il termine “Inghilterra” per riferirsi alle isole britanniche in generale. Il termine corretto è Regno Unito o United Kingdom. Inghilterra è England, solo uno solo dei quattro paesi che formano il Regno Unito assieme a Scozia, Galles, e Irlanda del Nord. Il training segue lo stesso schema in tutto l’UK).

Sono adesso alla fine del mio secondo anno (FY2), e pochi giorni fa ho avuto il responso dell’ARCP, l’Annual Review of Competence Progression: Outcome 6. Ottenere Outcome 6 significa che la commissione ha stabilito che ho raggiunto tutti gli obiettivi formativi e ho acquisito tutte le competenze necessarie: in altre parole, ho completato con successo il Foundation Programme. Essendo giunto alla fine, ho deciso di scrivere un post con un resoconto della mia esperienza in questi ultimi due anni. Questo post è indirizzato soprattutto a studenti di medicina e colleghi interessati alla formazione medica in UK, ma cercherò di spiegare le cose in modo che l’articolo risulti comprensibile anche a chi non è familiare con l’argomento. Come potete intuire, avrei tantissimo da dire sugli ultimi due anni, e avrei materiale per numerosi post. Per semplicità, ho deciso di suddividere il tutto in 3 grossi post: il prima, il durante, e il dopo.

In generale non ho niente da nascondere, ma preferisco non rendere ovvia la mia identità, per cui rimarrò intenzionalmente vago circa i luoghi nei quali ho fatto il FP. Parlerò delle mie esperienze in generale, con l’idea di fare un bilancio di questi due anni, e cercherò di evitare di riferirmi ad esperienze specifiche.

Parte 1: Prima del Foundation Programme

La situazione in Italia

Prima di spiegare cos’è e come funziona il Foundation Programme (FP), illustrerò brevemente cosa succede ad un neolaureato in Medicina in Italia.

Attualmente in Italia, dopo la laurea in Medicina e Chirugia, non si può esercitare legalmente la professione di medico-chirurgo senza una abilitazione: in altre parole, la sola laurea in Medicina e Chirurgia non ti rende automaticamente medico. Si acquisisce l’abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo (con iscrizione all’Albo) dopo un tirocinio non retribuito di 3 mesi, al termine dei quali è richiesto il superamento di un Esame di Stato (costituito da quesiti a risposta multipla). Generalmente si fa un mese di tirocinio in un reparto di medicina, uno in un reparto di Chirurgia e un mese con un Medico di Medicina Generale. Questo tirocinio post-laurea ricalca il modello dei tanti tirocini fatti durante il corso universitario: quello che si fa (o non si fa) è molto variabile, e dipende dal reparto che si frequenta e dall’iniziativa individuale. Di fatto non ci sono degli obiettivi formativi che si devono raggiungere; quello che veramente conta è la mera frequenza – il resto è tutto a discrezione di chi ti supervisiona. Se si è fortunati, si trovano medici pronti a coinvolgerti nelle attività del reparto e propensi a farti “sporcare le mani”; tuttavia, per molti colleghi, questo tirocinio è prevalentemente osservativo. La reale possibilità di acquisire ulteriori conoscenze o competenze durante il tirocinio di abilitazione è quindi estremamente variabile e lasciata al caso e alla buona volontà del reparto in cui frequenti – per cui se ai medici non importa niente di te, non impari molto. In generale l’abilitazione è vista da molti colleghi come una formalità o una perdita di tempo necessaria. A riprova di questo, si è parlato per anni di eliminare questa trafila, introducendo la cosiddetta laurea abilitante. Questo è recentemente divenuto realtà, per cui da Luglio 2019 l’esame di abilitazione non esisterà più. Faccio notare come praticamente nessuno si sia lamentato di questa modifica.

Le possibilità lavorative per un medico abilitato ma non specializzato sono limitate: sostituzioni del medico di medicina generale; servizio sulle ambulanze; quella che un tempo era chiamata “guardia medica”; ed un certo numero di altre mansioni piuttosto settoriali (guardia medica turistica, medico di bordo, medico per le cliniche private, medico per le carceri, etc). In generale, nessuna di queste opzioni è veramente sostenibile a lungo termine, per cui quello che in pratica succede è che dopo la laurea e l’abilitazione, quasi tutti cercano di entrare in un programma di formazione specialistica il prima possibile. La principale eccezione è costituita da chi aspira ad una carriera accademica, e magari considera un dottorato o simili.

Entrare in formazione specialistica significa guadagnare l’accesso al corso di formazione di medicina generale, oppure ad una delle scuole di specializzazione dedicate alle varie branche della medicina o della chirurgia (es. Cardiologia, Neurochirurgia, Psichiatria, Immunologia, Anestesia, etc). L’accesso alla formazione specialistica è regolato da una selezione, che avviene a livello regionale per il corso di medicina generale, ed a livello nazionale per le scuole di specializzazione. Attualmente il processo di selezione per le scuole di specializzazione prevede un test, composto da un certo numero di quesiti a risposta multipla, a cui viene aggiunto un “bonus” di punteggio in base al curriculum.

Una volta entrati in una scuola di Specializzazione, il percorso di formazione dura 5 o 6 anni (a seconda della specifica branca), al termine dei quali si acquista il titolo di Specialista. Durante la specializzazione si viene pagati, guadagnando circa 1700-1800 euro al mese. La stragrande maggioranza di questi 5 (o 6 anni) saranno passati lavorando nell’ambito della specialità di riferimento.

Cos’è il Foundation Programme

Il Foundation Programme è paragonabile, concettualmente, al nostro tirocinio di abilitazione, ma sul piano pratico ci sono sostanziali differenze. Si tratta di un programma della durata di due anni, che tutti i medici in UK devono intraprendere prima di poter accedere a fasi successive del training. Durante il primo anno (FY1), i medici hanno una abilitazione “temporanea” (Provisional Licence to Practise) che consente di esercitare esclusivamente nel contesto protetto del FP. L’abilitazione temporanea consente ad un FY1 di lavorare come medico, sebbene ci siano alcune cose che non si possono fare con una provisional licence to practise, come per esempio fare prescrizioni al di fuori dell’ambiente ospedaliero o firmare certi documenti. Se il primo anno viene completato con successo, ed il medico è considerato competente, si ottiene la piena abilitazione (Full licence to practise). Durante il secondo anno (FY2) si continua a lavorare, in genere con una maggiore indipendenza ed autonomia, ed una volta completato con successo il FY2, si può accedere al training di specialità.

Durante il FP, si ha la possibilità di lavorare nell’ambito di un ampio numero di specialità mediche e chirurgiche, cambiando specialità ogni 4 (o, più raramente, 6) mesi. Il senso è quello di far sì che il medico acquisisca un set di competenze piuttosto vasto. A differenza dell’abilitazione italiana, si tratta di un vero e proprio lavoro, piuttosto che di un tirocinio: durante il FP si è parte attiva dell’equipe del reparto, e le mansioni che ci si trovano a svolgere sono comparabili a quelle che avrebbe un giovane specializzando in Italia.

Perché il Foundation Programme?

Come mai ho deciso di tentare la strada del Foundation Programme? Senza scendere troppo nei dettagli, i fattori fondamentali sono stati due. Arrivato alla fine dell’università, ero estremamente indeciso su cosa fare, e non mi sentivo pronto a scegliere un percorso specialistico. Ho fatto la tesi in Neurologia, ma in generale mi piaceva molto tutta la Medicina Interna; ero combattuto tra il desiderio di specializzarmi e quello di essere un generalista. Ero inoltre affascinato dalla ricerca, e per un breve periodo ho anche considerato l’idea di fare un PhD. Il Foundation Programme rappresentava un percorso ideale per me perché mi avrebbe consentito di sperimentare diverse specialità nel corso di due anni; da una parte speravo che mi avrebbe aiutato a chiarirmi le idee sul mio futuro, dall’altra mi piaceva la struttura del training in UK, che sembrava fatta per generare specialisti con una buona base generalista. L’altro fattore era l’accessibilità: l’UK è un paese Europeo (lo spettro della Brexit era ancora lontano al tempo), il che significava che trasferirsi e lavorare in UK era estremamente semplice. L’unico requisito linguistico era l’inglese, lingua con cui mi trovavo estremamente a mio agio. Infine, il percorso di application appariva molto chiaro e ben strutturato.

Prima: L’Application per il FP

L’application per il Foundation Programme per i laureati internazionali comincia circa un anno prima dell’inizio effettivo del lavoro.

Tradizionalmente, i medici neolaureati iniziano a lavorare il primo mercoledì del mese di Agosto (cosiddetto changeover, noto anche come Mercoledì Nero, dal momento che questa data sembra essere associata ad un aumento della mortalità dei pazienti, aneddoticamente attribuita all’inesperienza dei giovani medici). Le application per il Foundation Programme che inizierà es. ad Agosto 2019 cominciano alla fine di Luglio 2018. Nel mio caso, ho iniziato il processo di application alla fine del Luglio 2015. A differenza di molti miei colleghi neolaureati, io non ho preso l’abilitazione in Italia, in quanto tecnicamente questo ti rende non-idoneo a cominciare il Foundation Programme da FY1. Se si è abilitati in Italia, si può cominciare da FY2, ma si tratta di un percorso che sconsiglio per una serie di motivi che non approfondisco.

Non mi dilungherò nel descrivere in dettaglio il processo di application, che è descritto passaggio per passaggio nell’Applicant’s Handbook, scaricabile dal sito ufficiale del Foundation Programme. Le ragioni per non descriverlo passo passo sono varie: in parte, sarebbe lungo e richiederebbe un intero post a sé stante; in parte, il processo sembra cambiare lievemente di anno in anno; in parte, non credo sia particolarmente interessante dato che altri miei colleghi hanno già parlato in dettaglio delle loro esperienze; segnalo in particolare Barcielonda e Nella Terra dei Canguri (in fase di quiescenza dal 2015). Basti sapere che è un processo non necessariamente difficile ma piuttosto lungo e laborioso, che richiede l’invio di numerosi documenti e almeno un viaggio in UK.

Le difficoltà che ho incontrato sono state legate per lo più all’ottenimento di documenti specifici da parte della mia Università, documenti che in alcuni casi non sono stato in grado di ottenere; questo in una delle fasi dell’application mi ha posto in una posizione di svantaggio in graduatoria. Ovviamente, l’ufficio UK accetta unicamente documenti in Inglese, per cui ho dovuto provvedere alla traduzione dei documenti che la mia Università rilascia unicamente in Italiano (come il Certificato di Laurea), anche questo fonte di numerosi grattacapi.

Si devono anche dimostrare le proprie competenze linguistiche con l’Inglese, superando un esame di lingua (nel mio caso l’IELTS Accademico). Il punteggio minimo che viene richiesto non è facilmente ottenibile senza un buon livello di inglese (direi almeno un C1). Questo certificato va ottenuto prima dell’application, per cui ci si deve muovere per tempo in modo da essere sicuri di averlo per fine Luglio. Io, forse con una dose eccessiva di spavalderia, lo feci a inizio Luglio (con il rischio di non avere il certificato in tempo per l’application qualora non avessi ottenuto il punteggio minimo). Per fortuna andò bene, ma sconsiglierei di fare come ho fatto, perché l’IELTS è notoriamente rognoso, e alcune persone (compresi madrelingua) faticano a raggiungere il punteggio minimo.

Il Situational Judgement Test

Come parte del processo di application, si deve anche prendere parte ad un Situational Judgment Test (SJT), che potrei descrivere in maniera approssimativa come un test attitudinale. Questo test può essere fatto solo in UK, ed i posti sono limitati. Io lo feci a Gennaio, a Londra. Si tratta di un test che non richiede alcuna conoscenza specifica di medicina. Ci sono diversi tipi di quesito – nel formato più comune, viene descritta una situazione ipotetica, e viene presentata una serie di reazioni o risposte a questa situazione. Il compito del candidato consiste nel formulare un giudizio e ordinare le reazioni dalla più appropriata alla meno appropriata. A titolo di esempio:

Sono le 8 di mattina, e hai appena finito un turno di notte molto impegnativo nel reparto di medicina per acuti. Mr Dean, un paziente con insufficienza renale acuta, ha bisogno di avere i suoi esami del sangue ripetuti tra 4 ore. Vai da Gerard, un tuo collega FY1, che sta cominciando il suo turno in reparto. Tenti di passargli le informazioni sul caso di Mr Dean per assicurarti che gli esami del sangue siano effettuati, ma Gerard si arrabbia e dice che ha una lunga lista di pazienti da visitare, e adesso deve andare in un altro reparto a causa di un’emergenza. Si rifiuta di accettare le tue consegne. Ordina le seguenti azioni in risposta a questa situazione dalla più appropriata alla meno appropriata.

  1. Resta in reparto e occupati personalmente degli esami del sangue
  2. Spiega a Gerard che adesso lui è responsabile per i pazienti in reparto, per cui deve accettare le tue consegne.
  3. Trova un altro collega che possa occuparsi del caso di Mr Dean
  4. Informa Gerard che lascerai istruzioni dettagliate riguardo il caso di Mr Dean nella cartella clinica del paziente, così che possa controllare più tardi
  5. Informa una infermiera della situazione, e chiedile di trovare un altro medico che possa eseguire gli esami del sangue.

In una domanda di questo tipo, viene assegnato un punteggio a seconda di quanto l’ordine che il candidato assegna alle varie alternative si conforma all’ordine stabilito dalla commissione che ha elaborato le domande – il metodo con cui il punteggio viene assegnato è un po’ macchinoso, ma basti sapere che c’è un ordine “giusto”, e il punteggio che si ottiene diminuisce quanto più l’ordine stabilito dal candidato si discosta da quello considerato “ideale”. In generale, le situazioni presentate sono spinose, e richiedono di bilanciare principi o doveri in conflitto tra di loro. È fondamentale applicare i principi di Good Medical Practice del GMC (una sorta di codice etico di cui parlerò in dettaglio più avanti) ma serve anche una certa dose di buon senso. Per esempio, nella situazione di cui sopra, è chiaro che il benessere del paziente è una priorità, per cui è tuo dovere assicurarti che questi esami del sangue in qualche modo vengano fatti; verrebbe spontaneo pensare che restare in reparto e occuparsi personalmente della cosa (A) sia un’iniziativa lodevole; però allo stesso tempo hai diritto di riposarti dopo un turno lungo e faticoso, e lavorare quando sei stanco ti espone ad errori e incidenti sul lavoro (come bucarsi con l’ago, cosa successa realmente a me alla fine di un faticoso turno di notte!), per cui (A) è in realtà tra le risposte meno appropriate tra quelle presentate. Le risposte appropriate sono assicurarsi che gli esami del sangue vengano fatti dal team che ha appena iniziato, però es. chiedere all’infermiera di trovare qualcuno che lo faccia (E) è meno appropriato che impegnarti personalmente a trovare il collega (C), visto che non sei affatto sicuro che l’infermiera sappia chi contattare o lo faccia davvero.

Questo esame può apparire bizzarro ad un italiano, abituato a essere valutato su conoscenze di tipo nozionistico, ma ha un suo razionale che viene spiegato nella relativa monograph. Se state ridacchiando pensando che un test fatto così sia una stupidaggine, sappiate che test di questo tipo sono utilizzati da anni per la selezione di personale nell’ambito dell’esercito e dei servizi segreti. La mia opinione personale è positiva – ho apprezzato che il reclutamento sia in parte affidato ad un test non nozionistico.

La graduatoria e le preferenze

Il punteggio ottenuto nell’SJT viene sommato ad un altro punteggio derivato dalla performance universitaria dei candidati. Il risultato è un punteggio finale sulla base del quale viene stilata una graduatoria nazionale di tutti i candidati. Durante il processo dell’application, al candidato viene chiesto di ordinare tutte le sedi in UK dove viene effettuato il Foundation Programme, note come Foundation School. Ogni Foundation School gestisce l’organizzazione del FP in un’area geografica più o meno vasta, ma che potremmo paragonare a quella di una piccola regione italiana. Si ordinano le sedi dalla più desiderata alla meno desiderata, generando una lista di preferenze. Alcune sedi ovviamente sono più competitive di altre (es la zona di Londra è più competitiva di quella di, per esempio, Liverpool), con un trend che vede le zone più popolose del Regno Unito meridionale (come Londra, appunto) essere più ambite di quelle meno popolose della parte settentrionale. In generale, il Foundation Programme non è molto competitivo: c’è posto per quasi tutti, anche se magari non nel posto che si era messo come prima scelta. La gran parte dei candidati comunque finisce in una delle loro prime 5 scelte.

Una volta che si viene accettati in una delle Foundation Schools, intorno a Marzo, si viene assegnati ad una serie di rotations (le specialità in cui si lavorerà) con un metodo che in pratica cambia da luogo a luogo. Dopo questa fase, inizia un processo di controlli pre-assunzione (pre-employment checks), e se tutto va bene, intorno a metà-fine luglio vi verrà dato l’ok per iniziare il FP. Ovviamente, per allora dovrete già essere sul posto.

Il trasferimento e le faccende pratiche

Prima dell’inizio del Foundation Programme e del lavoro vero e proprio ci sono un sacco di cose da fare, dalla ricerca di un posto dove vivere, all’apertura del conto in banca così da poter essere pagati, ai diversi controlli richiesti per l’inizio del lavoro. Alcune di queste cose si possono fare (o almeno cominciare a fare) dall’Italia, ma per molte altre si deve essere in UK. So che alcune persone cercano di trasferirsi in UK con diverse settimane o mesi di anticipo per poter frequentare un reparto e sistemare le varie faccende burocratiche. Se si ha la possibilità (soprattutto dal punto di vista economico) non è affatto una cattiva idea – io ritenni questa opzione troppo dispendiosa, per cui mi trasferii in UK definitivamente a inizio Luglio 2016.

Il momento in cui acquistai un biglietto di sola andata per l’UK fu una delle prime occasioni in cui mi resi davvero conto di quello che stavo facendo. Fino ad allora, avevo semplicemente seguito i diversi passi dell’application. Completato un passaggio, ero subito assorbito dal passaggio successivo; il momento di trasferirsi definitivamente in UK sembrava lontano e nebuloso, e non ci avevo mai davvero pensato come ad un’evenienza concreta. Il momento in cui acquistai il biglietto aereo, senza un ritorno, fu il primo momento in cui ripresi contatto con la realtà – stava succedendo davvero, me ne stavo andando. Un altro momento di presa di coscienza fu quello delle valigie: un conto è fare la valigia con l’idea di stare via due settimane per una vacanza, un conto è farla con l’idea di non tornare e dover decidere quali pezzi della propria vita portarsi dietro.

Riguardo le varie faccende pratiche, io cercai di sbrigare quante più incombenze possibile dall’Italia, cercando di incastrare gli impegni e le faccende pratiche rimanenti nel periodo successivo al mio arrivo. Vi assicuro che cercare casa in UK dall’Italia non è stato per niente facile. Le agenzie immobiliari sono generalmente schizzinose e piuttosto esigenti. Chi viene da oltre la Manica e sta cercando di affittare una proprietà per la prima volta non ha la vita facile a causa dei numerosi requisiti necessari. Molte agenzie richiedono una prova tangibile che si abbia un contratto di lavoro di durata sufficiente a coprire il periodo di affitto (es. se si vuole affittare una casa per 12 mesi, dovete dimostrare di avere un contratto di 12 mesi) e una credit check, un controllo sul proprio background per accettare che non si abbia una storia di insolvenza. Frequentemente sono richieste anche delle referenze. Inoltre, le case possono essere costose a seconda di dove vivete. Molti italiani sono ossessionati dall’idea di vivere a Londra, come se fosse l’unica città del Regno Unito, ma sappiate che a Londra potreste trovarvi a pagare centinaia di sterline al mese per vivere in una topaia in condivisione con altre 8 persone. In altre città in UK, con la stessa cifra, si può vivere molto meglio. Molti ospedali offrono la possibilità di risiedere nella Hospital accommodation (cioè appartamenti molto spartani generalmente nei pressi dell’ospedale, riservati allo staff), ma i posti sono limitati e non è sempre facilissimo ottenere questo tipo di soluzione. Io fui fortunato, e trovai due futuri coinquilini grazie ad un gruppo Facebook dedicato a nuovi FY1. Furono loro ad occuparsi degli aspetti pratici della ricerca di un appartamento, e questo rese le cose infinitamente più semplici per me. Mi trovai ad avere un bell’appartamento, ragionevolmente vicino all’ospedale, ad un prezzo piuttosto contenuto dal momento che dividevamo l’affitto in tre. 

Quando mi trasferii in UK a Luglio, mi rimaneva da aprire un conto in banca e richiedere il National Insurance Number (una specie di codice fiscale, necessario per lavorare, che si può richiedere solo una volta che si è in UK), più un altro paio di faccende pratiche legate al lavoro. La cosa frustrante è che per fare quasi qualunque cosa in UK, compreso aprire un conto in banca, serve una “proof of address” – tipicamente sono accettate bollette o simili. Ma se si è appena arrivati in UK dall’estero, spesso la proof of address non la si ha. Per fortuna, una delle banche a cui mi rivolsi offriva l’apertura di conti in banca ai cittadini UE in possesso di passaporto, per cui riuscii ad aprire il conto in banca senza troppi problemi.

Altre faccende pratiche che mi rimanevano erano i controlli dell’Occupational Health e il Prescribing Safety Assessment (PSA). In sostanza, prima di poter avere il nulla osta per iniziare a lavorare, si deve fare una visita all’Occupational Health per il controllo dello stato vaccinale. In questa occasione vengono anche fatti degli esami del sangue per controllare che si sia negativi per HIV, HBV e HCV; i test vengono fatti in condizioni rigorose, e richiedono l’identificazione formale con passaporto o simili. Il Prescribing Safety Assessment è un test che fu introdotto come requisito per il FP per la prima volta durante il mio intake. Il nome è abbastanza chiaro: si tratta di un test che valuta l’appropriatezza delle prescrizioni, la conoscenza degli effetti avversi dei farmaci, la capacità del candidato di saper calcolare rapidamente dosi e concentrazioni, e la capacità di saper utilizzare il British National Formulary, l’equivalente UK del Prontuario Farmaceutico Nazionale. Per fortuna ho passato il test senza difficoltà; devo dire che l’ho trovato un test piuttosto utile ai fini del lavoro.  Maggiori informazioni sul test si possono trovare qui.

Si comincia: l’Induction

Generalmente, i giorni immediatamente precedenti al primo giorno di lavoro “vero” sono piuttosto intensi e sono dedicati all’induction e allo shadowing (termini difficilmente traducibili in italiano). 

L’induction è il processo in base al quale si viene introdotti ad un nuovo posto di lavoro. Di solito, prima dell’inizio del FP c’è una induction generale, a cui tutti gli FY1 devono partecipare,  e una induction specifica del dipartimento in cui si inizierà a lavorare, a cui partecipano gli FY1 che lavoreranno in quel reparto.

In pratica, durante l’induction i futuri FY1 vengono istruiti su come funziona l’Ospedale in cui lavoreranno. Si viene inoltre provvisti del proprio badge identificativo, e si viene riempiti di fogli, depliant e manuali varii contenenti i dati d’accesso ai varii sistemi informatici, istruzioni su come usare il cercapersone, come si richiedono test diagnostici, come si fanno le lettere di dimissione, il protocollo per le trasfusioni etc. Noi dovemmo anche completare una serie apparentemente infinita di moduli eLearning per imparare ad usare i sistemi informatici dell’ospedale. L’induction specifica del dipartimento in genere tratta l’organizzazione del turno di lavoro tipo, incluso dove e quando viene effettuato l’handover (il passaggio delle consegne), di quali reparti si è responsabili, quale numero di cercapersone si ha durante il turno di lavoro, come è strutturato il giro visite, etc. In generale, l’induction è molto pratica, e fornisce informazioni che sono direttamente utili per lo svolgimento giornaliero del proprio lavoro. Se non sbaglio, la mia induction generale durò due giorni, mentre la mia induction specifica del reparto durò un giorno.

Una volta effettuato questo processo di induzione, cominciano alcuni giorni di shadowing. Fare shadowing significa affiancare un medico e seguirlo nelle sue attività. Nel contesto del FP, tipicamente si fa shadowing di uno degli FY1 che già lavorano nel reparto (e che quindi sono alla fine del loro primo anno). Questa è un’ultima, preziosa opportunità per prendere dimestichezza con quella che di lì a pochi giorni sarà la vostra routine, e cercare di carpire “tips and tricks” da qualcuno che ha fatto per diversi mesi quello che in pochi giorni sarà il vostro lavoro. Durante lo shadowing ero molto in ansia, e mi sentivo assolutamente impreparato a ciò che mi aspettava. Sospetto che questo sia lo stato mentale di quasi tutti quelli che si trovano a fare la difficile transizione da studente a medico. D’altra parte, essere straniero, in un sistema completamente diverso da quello in cui ero stato formato, in un ambiente di lavoro dove si parla una lingua che non è la mia, mi rendeva giusto un pochino più ansioso di altri.

E prima che potessi rendermene conto, arrivò il mio primo giorno di lavoro.

つづく to be continued…

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